StayTunied
Una lettera ogni due settimane, i vini da capire, la strada dei prossimi vini che ci aiutate a tracciare.
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Chiara si laurea in Economia e Commercio a Pisa nel 2001. È lì che conosce Francesca, che in quegli stessi anni sta studiando Biologia. Due percorsi diversi, un'amicizia che dura da circa trent'anni.
Dopo la laurea le strade si dividono geograficamente: Chiara va a Milano, lavora prima nel marketing e poi per quasi otto anni in banca, nel controllo di gestione. Francesca si appassiona al vino, prende una seconda laurea in Enologia e comincia a lavorare in una cantina in Sardegna, vivendo a Sassari.
Nonostante la distanza, le due continuano a sentirsi. E a un certo punto cominciano a parlare di qualcosa di più.
«Eravamo un po' stufe, tutte e due, di lavorare come dipendenti in aziende abbastanza grandi dove la singola persona non era tenuta in doverosa considerazione.»
Non è una crisi improvvisa. È una consapevolezza che matura lentamente, nutrita da telefonate tra Milano e Sassari. L'idea è semplice nella sua forma: fare qualcosa di proprio. Un'azienda agricola, vitivinicola soprattutto. Chiara porta le competenze economiche; Francesca porta la vigna e la cantina. Sulla carta si complementano in modo quasi perfetto.
Quello che inizia come un discorso «tanto per dire» diventa a poco a poco un piano con numeri, proiezioni, superfici stimate. Un piano — lo ammette Chiara con una punta d'ironia — in cui «era tutto fattibilissimo e probabilmente saremmo diventate ricche nel giro di un paio d'anni».
Nel progetto entra anche Andrea, coinvolto inizialmente con il compito di ridimensionare le ambizioni delle due socie. Il risultato è l'opposto: anche lui si fa prendere dall'entusiasmo. Forse non diventavano ricche in due anni, ma in cinque o sei sembrava comunque fattibile. E così la ricerca comincia sul serio.
La scelta di cercare in Toscana non è casuale: è un territorio neutro, con radici legate a Pisa per ragioni familiari. Nella zona di Arezzo, una grande fattoria è in fase di vendita frazionata. È lì che Chiara e Francesca trovano quello che cercano.
«Non abbiamo avuto il tempo di cambiare idea, perché in un tempo brevissimo ci siamo ritrovate ad aver trovato un vigneto.»
In Toscana i terreni di consistenza sufficiente per fare azienda sono difficili da trovare. Arrivare ad Arezzo nel momento giusto — quello della frazionatura — si rivela determinante. La trattativa va avanti veloce.
«Senza renderci conto ci siamo ritrovate a comprare 14 ettari di vigneto.»
La velocità degli eventi è uno dei punti che Chiara sottolinea di più. Non c'è stato il tempo di ripensarci. Prima ancora di realizzare pienamente cosa stesse accadendo, quello che era nato come conversazione era diventato atto notarile.
Da subito le due socie stabiliscono una divisione netta dei compiti. Francesca gestisce campagna e cantina. Chiara si occupa di tutto il resto: amministrazione, controllo di gestione, marketing, fornitori, fiere, rapporti con gli importatori, pratiche burocratiche, sicurezza sul lavoro, gestione del personale dal punto di vista amministrativo.
Il punto debole — entrambe lo riconoscono — è la parte commerciale. Nessuna delle due aveva una formazione specifica in quell'ambito. È una lacuna che Chiara nomina senza imbarazzo, con la stessa franchezza con cui racconta il resto.
La filosofia che Chiara porta nella comunicazione di Tunia è coerente con il modo in cui racconta la nascita dell'azienda: niente enfasi inutile, niente ricette fisse, niente magia gonfiata.
«Non tendo a raccontare in maniera eccessivamente enfatica il prodotto, ma cerco di raccontare come il prodotto nasce veramente.»
I vini di Tunia sono artigianali, non standardizzati. Alcune decisioni — come la durata di un affinamento — dipendono anche da esigenze logistiche: liberare un serbatoio, ad esempio. Ci sono vini venuti «per caso, per miracolo, per dei misteri enologici». Le ricette non sono rigide.
È un racconto che non abbellisce, ma che — proprio per questo — risulta credibile.
«I nostri vini ci rispecchiano, nel senso che sono il risultato di tutta una serie di approssimazioni successive per arrivare al vino che avevamo in mente, al vino che piaceva a noi.»
Tunia è nata così: da un'amicizia lunga trent'anni, da due donne stanche di lavorare per grandi organizzazioni, da un terreno trovato quasi per caso ad Arezzo. E da una scelta fatta — per loro stessa ammissione — prima di avere il tempo di ripensarci.