C'è un momento preciso in cui Francesca ha capito che la sua vita stava andando nella direzione sbagliata. Era chiusa in un laboratorio, davanti a delle analisi genetiche, con una laurea in scienze biologiche appena in tasca e un dottorato che avrebbe dovuto renderla felice.
Non era così.
"La mia passione erano gli animali selvatici e stare in campagna", racconta oggi. "Fare analisi genetiche in laboratorio non era quello che volevo fare." Così, con una decisione che i più definirebbero coraggiosa e lei chiamerebbe semplicemente necessaria, ha dato una sterzata alla sua vita: si è iscritta a viticoltura ed enologia.
È il 2006 quando, laurea nuova in mano, Francesca atterra in Sardegna. Un'azienda vinicola, grande, strutturata. Un posto dove si impara molto — e non solo nel senso positivo del termine. "Ho imparato un sacco di cose", dice, "ma soprattutto quello che non avrei voluto fare nella mia azienda."
Quella consapevolezza, in apparenza negativa, è in realtà il fondamento su cui Tunia viene costruita.
Nel 2008, Francesca, suo fratello Andrea e Chiara trovano i terreni nella Val di Chiana, in provincia di Arezzo. Non è un acquisto immediato. Ci sono ragioni pratiche che convincono: i terreni sono tutti in un blocco unico, cosa preziosa quando devi lavorare in vigna ogni giorno. E poi ci sono le vigne vecchie — impiantate nel 1970 — che per Francesca non sono un problema da risolvere ma un valore da proteggere.
"Da una vigna vecchia nasce sicuramente un vino con caratteristiche molto interessanti", spiega. Le radici che affondano in profondità, la produttività bassa, la concentrazione. Chi fa vino naturale lo sa: non si compra la complessità, si eredita.
Ma c'è qualcosa che va oltre le ragioni pratiche. Quando Francesca vede i filari per la prima volta, dice una cosa che difficilmente si dimentica: "Questa è casa. Mi hanno dato subito la sensazione di un posto che quasi conoscevo già da sempre, non so per quale motivo."
Quella sensazione — inspiegabile, immediata — è forse la vera origine di Tunia.
Trovato il posto, mancava il nome. Il criterio era semplice: doveva essere legato al territorio. La provincia di Arezzo era territorio etrusco, e da lì comincia la ricerca. Nel pantheon etrusco compare Tunia — divinità legata all'agricoltura, invocata per la buona maturazione dei frutti.
Difficile trovare di meglio.
Non è solo un nome evocativo: è una dichiarazione di appartenenza. Tunia non produce vino in Toscana — Tunia è Toscana, fino alle radici storiche.
In tre non significa che tre persone facciano le stesse cose. Andrea si occupa della parte finanziaria — "ci tiene un po' a bada", dice Francesca con quella franchezza che la caratterizza. Chiara gestisce l'amministrazione commerciale. Francesca ha in mano la produzione: vigna e cantina, dalla potatura all'imbottigliamento.
Ma l'azienda è piccola, e piccola vuol dire che le decisioni si prendono insieme. Sempre. "Visto che l'azienda è così piccola e di fatto siamo soprattutto io e Chiara, le decisioni vengono prese tutte insieme."
È un modo di lavorare che si riflette nei vini: nessuno ha l'ultima parola da solo, nessuno fa tutto da solo. Un contrappunto, per usare il titolo di uno dei loro rossi.
Se si chiede a Francesca qual è stato il momento decisivo, l'errore da cui ha imparato di più, la risposta è disarmante nella sua onestà: "Di sorprese ce ne sono sempre tante, di errori idem, ma una cosa in particolare che possa dire di avermi insegnato a fare vino non c'è. Imparo a fare vino ogni anno, anche perché ogni anno è diverso dall'altro."
Ogni annata è una lezione nuova. L'uva decide, il vignaiolo risponde. Questa non è rassegnazione — è la filosofia di chi ha scelto di non avere il controllo totale.
C'è però un insegnamento che viene dai primissimi anni. Un collaboratore, in un momento qualunque, disse una frase che è rimasta: "In qualche modo si fa." Come a dire che una soluzione si trova sempre, che il panico non serve, che davanti a un problema in cantina — o in vigna, o nella vita — bisogna respirare e procedere.
Tre parole. Il vero motto di Tunia.
Tunia non è un progetto di investimento. Non è una seconda casa in Toscana trasformata in azienda agricola. Non è nemmeno il sogno romantico di chi non ha mai messo le mani nella terra.
È la storia di una biologa che scappa dal laboratorio e trova casa tra i filari del 1970. Di chi ha lavorato nell'industria del vino per capire che non era quella la strada. Di chi ha scelto il minimo intervento non perché fosse di moda, ma perché era l'unica cosa che aveva senso fare.
I vini di Tunia — il Chiassobuio, il Chiarofiore, il Contrappunto, il Passatempo — nascono tutti da questa storia. Non da una ricetta, ma da una convinzione.
E da quel torrente, il Chiassobuio, che delimita i vigneti e ha dato il nome al loro primo vino. Come se il paesaggio avesse già deciso tutto, prima ancora che loro arrivassero.
Tunia si trova nella Val di Chiana, in provincia di Arezzo. I vini sono acquistabili su shop.tunia.it. Per visitare la cantina e i vigneti: tunia.it/visite.