
Dimenticato in barrique e ritrovato dopo 7 anni, il Megliotardi è un Vermentino ossidativo, potente e fuori dagli schemi. La dimostrazione che i vini migliori nascono senza bisogno di aiuti esterni.
Annata 2017
Megliotardi è nato per caso (e per merito della volubilità altrui).
Nel 2017 un amico/cliente ci commissiona un vino "su misura": un Vermentino da vendemmia tardiva, affinato in legno, da imbottigliare rigorosamente solo in formato Magnum.
Fine settembre di quell'anno: caldo torrido, siccità e un'uva appassita in pianta e quindi ricchissima di zuccheri. Raccogliamo la piccola partita, facciamo una lunga macerazione sulle bucce e poi, dopo la svinatura, travasiamo in barrique. Passano i mesi, ma del committente nemmeno l'ombra: volatilizzato. La barrique finisce così nell'angolo dei "dispersi", letteralmente dimenticata dietro i caratelli del Vin Santo.
Arriva il 2024: cambiamo cantina, spostiamo le botti e... ritroviamo lei! Togliamo il tappo con parecchia titubanza, pronti al peggio. E invece?
Una sorpresa pazzesca: in quei 7 anni di oblio, i lieviti indigeni hanno lavorato indefessamente al buio, divorando quasi ogni grammo di zucchero e portando la gradazione alla bellezza di 17,5% vol. Aggiungeteci che la barrique non è mai stata ricolmata (difficile ricolmare qualcosa che hai dimenticato di avere...), e otterrete un affinamento svolto interamente in ambiente ossidativo, che ha arricchito il vino di un corredo aromatico unico e imprevedibile.
Un vino che ci ha conquistati al primo sorso e che abbiamo deciso, senza esitazione, di imbottigliare.
Che nome dargli, se non “Megliotardi (che mai)”?
Nel bicchiere sfoggia un color oro intensissimo
Al naso è un’esplosione di agrumi canditi, frutta secca, e macchia mediterranea.
Da un vino da uve appassite ci si aspetterebbero dolcezza e morbidezza... e invece no. In bocca è una sferzata secca, calda e profonda, che asciuga e riempie il palato. Di dolce c’è solo un lieve ricordo.
Servire non troppo freddo, per evitare di accentuare eccessivamente alcolicità e acidità

Un Vin Santo in divenire: dieci anni di pazienza in piccoli caratelli di rovere. Ambrato, mieloso, di straordinaria complessità. Circa 500 bottiglie ogni anno.

Il primo vino di Tunia, nato dai vecchi vigneti del 1970 che costeggiano il torrente omonimo. Un rosso elegante e profondo, espressione autentica del Sangiovese.

Quattro vendemmie diverse assemblate dopo un anno sulle fecce fini. Un bianco macerato dalla complessità straordinaria: un vino libero da ogni convenzione